Propaganda sui video di Gaza: analisi critica delle narrazioni digitali
L’articolo, pubblicato nella sezione opinioni de Il Fatto Quotidiano, affronta la diffusione di due video promozionali realizzati dal ministero degli Esteri israeliano fra luglio e agosto 2025. Il testo si focalizza sulla campagna audiovisiva tesa a presentare un’immagine di abbondanza alimentare e normalità sociale all’interno della Striscia di Gaza. L’autore evidenzia come tali rappresentazioni emergano a seguito di accuse internazionali contro Israele, che viene qui sollevato come principale responsabile della crisi umanitaria in corso. Il testo si sviluppa intorno alla tesi secondo cui i materiali video, pur presentandosi come reali e documentari, siano in realtà strumenti di propaganda volti a contrastare le narrazioni internazionali relative alla catastrofe umanitaria in atto.
Analisi Editoriale: Come Viene Inquadrata la Notizia
L’approccio dell’articolo adotta un impianto fortemente critico nei confronti della comunicazione istituzionale israeliana. La struttura narrativa alterna la descrizione puntuale dei contenuti video alla sottolineatura delle modalità propagandistiche con cui questi vengono diffusi e promossi. L’enfasi è posta sulla presunta “coda di paglia” del governo israeliano, ovvero il tentativo di legittimarsi agli occhi della comunità internazionale attraverso la reiterazione di messaggi rassicuranti. Gli elementi retorici includono domande retoriche, parallelismi tra narrazione istituzionale e accuse di crimini internazionali, nonché una forte valorizzazione delle fonti terze quali Nazioni Unite, Corte Internazionale di Giustizia e operatori umanitari. Si nota un ricorso frequente a termini come “propaganda”, “bugia”, “patetiche scenografie”, e alla contestazione della mancanza di accesso libero ai media indipendenti. L’effetto è una rimarcata delegittimazione della fonte israeliana e una valorizzazione delle testimonianze e dei dati offerti dalle istituzioni terze.
Protagonisti e Verdetto Finale: Chi Vince la Battaglia Narrativa
L’articolo mappa con precisione i principali attori della vicenda: da un lato, il governo israeliano con il suo ministero degli Esteri, responsabile della produzione e della diffusione dei video; dall’altro, la popolazione civile di Gaza, le agenzie internazionali (ONU, CPI, IPC) e il corpo giornalistico internazionale, frequentemente richiamato come fonte autorevole e ostacolato nell’accesso alla Striscia. L’autore esclude espressamente Hamas come soggetto degno di ascolto, preferendo affidarsi alle istituzioni di riferimento globale. Nel verdetto finale, la narrazione promossa da Israele appare screditata; prevale invece l’autorità delle fonti istituzionali occidentali e internazionali, con una chiamata diretta a riconoscere la crisi umanitaria in atto a Gaza al di là delle narrazioni mediatiche ufficiali. La dinamica testuale rafforza così una lettura che privilegia il contro-narrato rispetto alla versione offerta da una delle parti in causa.
