Neet e Giovani Italiani: Il Costo Sociale di una Generazione Inattiva
L’articolo de Il Giornale affronta il fenomeno dei giovani NEET (Not in Education, Employment or Training) in Italia, concentrandosi sui dati presentati da The European House – Ambrosetti. Il pezzo dà rilievo all’impatto economico e sociale generato dalla presenza di 1,4 milioni di giovani inattivi tra i 15 e i 29 anni, che secondo le cifre riportate costano al Paese circa 25 miliardi di euro l’anno. Il testo inserisce questi dati in un contesto europeo in cui l’Italia segnala una delle peggiori performance, e sottolinea il problema sia in termini di dispersione scolastica che di emigrazione di laureati. Nel racconto, la tesi principale è che l’inerzia nel contrastare l’inattività giovanile rappresenti un’emergenza nazionale con risvolti concreti su crescita economica e futuro sociale, accentuando come tale problematica sia legata ad anni di politiche assistenzialiste e carenze strutturali nel sostegno all’istruzione e al mercato del lavoro.
Analisi Editoriale: Come Viene Inquadrata la Notizia
L’articolo è improntato su un taglio critico nei confronti delle politiche di assistenza e del dibattito sul reddito di cittadinanza, con riferimenti espliciti al Movimento 5 Stelle e all’eredità della misura-Conte. L’uso di espressioni come “penultimo fanalino di coda” e “Paese malato di assistenzialismo” ricalca un framing orientato a evidenziare responsabilità politiche passate, collocando le “colpe” più sulla mancata reazione istituzionale che su singoli individui. L’autorità del dato non è mai messa in discussione, ma sostenuta da fonti come Ambrosetti e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i cui richiami vengono selezionati per confermare il quadro d’allarme. In ombra risultano invece possibili spiegazioni alternative o il dettaglio su politiche attive per l’occupazione giovanile. La scelta delle cifre e delle proporzioni – soprattutto se riferite al Pil o ad altri paesi europei – accentua l’impatto emotivo della narrazione, rafforzando lo schema di urgenza dell’intervento.
Protagonisti e Verdetto Finale: Chi Vince la Battaglia Narrativa
I principali attori del discorso sono i giovani “inattivi”, i soggetti istituzionali menzionati (Ambrosetti, Mattarella), e le forze politiche che si sono occupate di misure come il reddito di cittadinanza, principalmente il M5S. I dati disaggregati mostrano come il fenomeno interessi in misura maggiore le donne, il Mezzogiorno e i meno istruiti, ma il filtro principale resta il costo economico e sociale per il sistema paese. Il contributo imprenditoriale viene evocato come leva di riscatto, assegnando responsabilità condivise alla “classe dirigente” qui rappresentata durante il Forum Ambrosetti. La chiusura è allineata a una visione liberale e meritocratica: l’investimento nel capitale umano quale unica via per superare l’inattività e la fuga di cervelli. In sintesi, la battaglia narrativa tende a responsabilizzare dirigenti e opinion leader e a contestare il ricorso a soluzioni assistenziali durature, lasciando in secondo piano una lettura più strutturalista delle cause del fenomeno.
